Editoriale #3Caduta

CADUTA. Icaro era l’uomo che per fuggire dal labirinto che aveva costruito assieme al padre Dedalo, realizzò per sé delle ali di cera e di piume. Però volle sfidare gli dei, volando troppo vicino al Sole: le sue ali si sciolsero e lui cadde in mare. L’anima di chi moriva disperso, per i Greci, rimaneva intrappolata nel mondo e continuava a vagare.

CADUTA è battuta d’arresto e ripartenza, fine e inizio, limite che abbraccia il non limite, spazio che precede o annuncia uno spazio altro. Finitezza di un mondo indefinito, dove la realtà si sfalda in un immaginario capovolto che dona al mondo nuovi scenari possibili, in un mare infinito dove l’anima dell’uomo continua a vagare.

Ogni numero della rivista è dedicato a un lemma specifico, a una singola parola-chiave che viene affrontata da diverse prospettive, tentando di portare alla luce aspetti e considerazioni che passerebbero inosservati se l’analisi si realizzasse nei limiti di un solo ambito disciplinare. Del resto, la rivista vuole far propria l’eterogeneità del dizionario onomasiologico, la cui organizzazione lessicale si fonda sulle relazioni gerarchiche, associative e di equivalenza, anziché su una costruzione di tipo semasiologico.

L’intento del terzo numero di ARIA è quello di presentare una dimensione transitoria, purgatoriale, che permette al lettore di entrare dentro una visione sfaccettata e mai univoca. È qui che il lemma CADUTA trova respiro, nei suoi diversi ambiti disciplinari: un racconto breve, che sa di partenze e ritorni, di ricerche e ricongiungimenti, spinge l’immaginazione verso una narrativa ricca di slanci emotivi: caduta è scavalcamento delle barriere della storia più aspra, grazie alla forza del genere umano. Altro aspetto prospettico ha come protagonista l’ambito letterario e la sua commistione con l’idea di viaggio: letteratura come complemento della vita umana, viatico verso vibrazioni che spingono al movimento e al cammino di chi ne fruisce. Mentre la caduta assume, nel campo che affronta la rottura dei limiti spaziali in ambito cinematografico, una logica più largamente spaziale e lo fa mediante il dominio del concetto di globo. Infine il lemma si propone di entrare nel vasto cosmo della cultura visuale-sintomale, trasmettendo alle immagini e alla storia di queste, reconditi significati antropologici, entità dotate di straordinaria energia vitale in grado di aprirsi al mondo mediante il concetto di “sintomo”.

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