Editoriale #4Gesto

GESTO. Per gli antichi Greci un profilo, un contorno o anche solo una sagoma, erano la conferma della tendenza a segmentare il flusso gestuale dentro un disegno imperituro. Con essi si individuavano momenti significativi indelebili, depositari della propria cultura. Ed è così che le formule gestuali si manifestano come sagome e figure in cui quello che conta è il profilo generale, non la variante o il dettaglio.

Il gesto si carica del potere di riaffermare la centralità umana e morale. In un momento in cui il coraggio di agire e l’azione dell’uomo stanno consegnando un pianeta sempre più deteriorato e vacuo di valori, anche nella difesa globale, si sente la necessità di ricollocare se stessi in posizione dominante, mediante la riaffermazione valoriale che il gesto assume nelle scelte che condizionano l’andamento esistenziale.

Nell’arte classica ogni immagine interpreta il gesto come elevazione ed evocazione di un messaggio ultraterreno: annuncio di un significato simbolico. Il gesto, nella pittura greca come nell’archeologia etrusca, prefigura una funzione salvifica e apotropaica; i riti della cultura romana veicolano visioni che perdurano nei secoli rendendole immediatamente riconoscibili. La sua forza evocativa, nella mutabilità delle epoche, riemerge e “rinasce” in altre forme artistiche che, rivisitate, rimandano ad un’unica origine.

È nel gesto fotografico che l’operato umano fa vivere la molteplicità di soluzioni che la macchina, e l’uomo, riescono a determinare. Contrasti, luci, ombre, definizioni, rapporti di colore: caleidoscopicamente si immortala un gesto dallo scatto, da una lente e dalla capacità di rivoluzionarne le manifestazioni possibili, a seconda del proprio respiro.

Figuratio sotto lo sguardo di Dio, che ha generato il creato, e dell’uomo: questo il gesto suggerisce nel teatro medievale. Mera presa di coscienza di come l’intelletto superi l’irrazionale cristallizzando momenti meritori e fondamentali. Il gesto, nel dramma sacro, è reso intellegibile dalla natura razionale dell’uomo in seno al messaggio che incarna.

Il lemma GESTO occupa la riflessione del quarto numero della rivista ARIA, dove di volta in volta ogni singola parola-chiave viene affrontata da diverse prospettive, tentando di portare alla luce aspetti e considerazioni che passerebbero inosservati se l’analisi si realizzasse nei limiti di un solo ambito disciplinare. In questo numero il gesto è implicazione morale ed etica che tocca gli uomini e il loro vivere; è parte integrante delle discipline pittoriche ed artistiche, perché attraverso di esso ogni forma o immagine è indelebile; è la traslitterazione della ragione umana che riconquista il suo primato nell’immenso teatro sacro. Infine è nel mondo della fotografia che il riflesso di sé risulta quanto più imperituro, perché è con un banale gesto che si può dar vita all’eternità della memoria.

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